Il motore di ricerca degli studiosi di Seneca
Personaggio: Didone
Seneca’s Philosophical Writings; Naturales Quaestiones, Dialogi, Epistulae Morales
NTR è un punto di incontro tra la conoscenza scientifica e una ratio animi etica; DLG mirano all’educazione all’indifferentia intesa come auto controllo (anche psicologico); PST sono un percorso di autoformazione di fronte alle condizioni esterne
Clytemestra’s reception and glory (Seneca, Agamemnon 108-124)
l’indagine etimologica sui nomi di Clitemnestra e Medea permette di riscontrare nuovi punti di contatto tra i due personaggi che ottengono fama e realizzazione di sé attraverso i crimini escogitati
La seduzione del pianto. Echi elegiaci in Seneca epist. 49,1
nonostante contenga una dichiarata critica alla poesia lirica, PST 49 è attraversata da una “venatura elegiaca” di allusioni ovidiane con cui S., notoriamente poco propenso al pianto, riesce a patetizzare il ricordo di Lucilio che prende commiato da lui
La ‘follia’ nella Phaedra di Seneca tra tradizione poetica e fenomenologia clinica
le fasi di evoluzione del furor di Fedra sono evidenziate dalla nutrice secondo una sintomatologia medica e la dimensione patologica di questa follia – che dopo il dialogo con Ippolito è definita insania – rivela la volontà di S. di strutturarla secondo un quadro clinico simile a quello di Celso e sancisce il superamento del modello euripideo
No es suficiente una Medea
dopo una breve presentazione della figura di Medea nellepica e nell’elegia, si analizza la sua personalità tragica come viene percepita dai vari personaggi di S. (la nutrice, il coro, Creonte, Giasone e se stessa); la Medea di S. non abbandona mai i tratti originari di barbara e straniera e vive in perfetta solitudine, ma la sua “personalitad única en su doble faceta” subisce un’evoluzione, progredendo dal furor giovanile scatenato dall’amor per Giasone a quello maturo scaturito dal dolor il quale comporta un consapevole recupero della sua antica personalità stravolta però in una dimensione sovrumana
The nurse as a plot-maker in Seneca’s Phaedra
in PHD è evidente il ruolo metateatrale rivestito dalla nutrice che diventa artefice dell’azione scenica al pari del servo plautino, pur rivolgendola alla catastrofe richiesta dal genere tragico; la nutrice come il servo comico cerca di favorire la padrona e poi di proteggerne la reputazione, ma non riesce né a convincere Ippolito, né a gestire gli imprevisti (quali l’arrivo di Teseo), né a preservare la padrona dalla rovina: a differenza dei callidi servi è incapace di controllare la situazione, ma la sua responsabilità nelle vicende della trama scagiona in parte Fedra rispetto alla tragedia euripidea; status quaestionis del metateatro in Seneca tragico
Dido und Seneca über Glück und Vollendung
concetto stoico, ampiamente sviluppato in S., secondo cui non è necessario vivere a lungo per poter considerare realizzata pienamente la propria vita; vocabolario utilizzato da S. più ricco di quello greco (perficere, peragere, explere, complere … vitam, fatum): la citazione in PST 12, 9 di Verg. A. IV, 653 (vixi et quem dederat cursum fortuna peregi) esprime perfettamente il suo pensiero
Learning How to Die: Seneca’s Use of Aeneid 4.653 at Epistulae Morales 12.9
Il celebre verso virgiliano che esprime le ultime parole di Didone (vixi et quem dederat cursum fortuna peregi, Aen. 4, 653) viene citato tre volte da Seneca (BNF 5, 17; VTB 19, 1; PST 12, 9), nell’ottica stoica dell’accettazione della morte (e del fato in generale), per cui la morte stessa è un indifferens.
Mors placet (Sen. Oed. 1031): Giocasta, Fedra e la scelta del suicidio
Si sottolinea la novità della motivazione al suicidio di Giocasta e Fedra, riassunta nell’icastica affermazione mors placet del DPS. Di DPS e PHD si individuano gli ascendenti ovidiani (soprattutto nel personaggio di Mirra), virgiliani e sofoclei; si rileva come l’originalità delle scelte di S. rispetto ai modelli greci si riscontri nel rispetto della tradizione latina e in nome di una nuova spettacolarità della parola: in S. l’eroina spiega le ragioni della sua scelta
De Menandri fragmento 951 K. (Sen. Nat. Quaest. IVa Praef. 19)
il frammento menandreo (951 Kock) in NTR IV, praef. 19; interpretazione del significato in S. alla luce di Verg. A. IV, 373, Ov. met. I, 241-242, Cic. Deiot. 19 e Cael. 12; la resa in latino di S.; contesto storico dell’uso di tale frammento da parte di S.; il significato dell’invettiva menandrea e i suoi rapporti con lo stoicismo; la collocazione del frammento nelle opere di Menandro; leggere scelerum esse contextum al posto di scelus esse contextum; questione relativa a come fu pronunciata la frase sulla scena e da chi: echi della tradizione della parabasi nella Commedia Antica; il rusticus poeta di cui parla S. è Aristofane stesso